IL LIPOFILLING

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Mario Dini

La tecnica

La tecnica chirurgica del lipofilling è costituita da tre tappe fondamentali: il prelievo del grasso, la sua purificazione tramite centrifugazione e l’infiltrazione nell’area da trattare.

Durante un lipofilling tradizionale, una notevole quantità di cellule adipose vengono danneggiate dalla procedura di aspirazione e, una volta infiltrate, non sono in grado di sopravvivere nel sito di impianto (Coleman SR. 1998; Ellenbongen R. 2000). Al contrario, nella lipostruttura, il grasso non viene aspirato tramite un comune liposuttore come avviene nella liposuzione (consistente nell’aspirazione del grasso tramite cannula a pressione negativa), ma mediante una siringa da 10 ml con attacco Luer-lock e con una cannula di 3 mm di diametro e 15 o 23 cm di lunghezza, i cui fori di ingresso hanno dimensioni tali da permettere il passaggio delle particelle di tessuto adiposo attraverso il lume della siringa Luer-lock.

In questo modo, durante l’aspirazione, viene mantenuta una bassa pressione negativa che riduce il traumatismo del processo sugli adipociti, preservandone la vitalità. Una volta che la siringa è stata riempita dal grasso aspirato, la cannula viene rimossa e un tappo Luer-Lok viene posto sulla siringa per sigillare l’apertura. La fase successiva è la purificazione: una volta rimosso lo stantuffo, la siringa viene posizionata in una centrifuga sterilizzata e fatta centrifugare a 3000 rpm per tre minuti.
Con la centrifugazione si formano nella siringa 3 strati:

  1. lo strato superiore è oleoso e costituito essenzialmente da materiale fuoriuscito da cellule adipose traumatizzate;
  2. lo strato inferiore è il più denso fra i tre ed è formato da sangue e soluzione fisiologica;
  3. lo strato intermedio contiene cellule adipose vive che saranno poi infiltrate nella zona da correggere.

Sia lo strato superiore che quello inferiore vengono rimossi rispettivamente usando stoppini assorbenti ed esercitando con lo stantuffo una lieve pressione; nella siringa rimane il solo strato intermedio. E’ infatti necessario isolare il più possibile gli adipociti da trapiantare al fine di diminuire la risposta infiammatoria dopo il reimpianto; se nel sito ricevente sono presenti molti detriti cellulari si sviluppa un’intensa reazione infiammatoria con l’attivazione delle cellule della flogosi che vengono richiamate a pulire la zona interessata.

La tecnica di Coleman utilizza come procedura di purificazione la centrifugazione, ma sono state messe a punto altre metodiche come il lavaggio, la decantazione e la filtrazione (Lewis CM. 1993; Boschert MT et al. 2002).

Il lavaggio viene generalmente effettuato con soluzione di Ringer lattato. Non è una tecnica molto apprezzata in quanto si ritiene che possa danneggiare l’adipocita sia da un punto di vista meccanico che osmotico (Coleman SR. 1997; Sommer B et al. 2000; Mojallal A Foyatier JL. 2004; Asken S. 1987).

La decantazione consente di purificare e isolare il tessuto adiposo da materiale non necessario e potenzialmente dannoso per l’instaurarsi di un processo flogistico, senza traumatizzare gli adipociti. Si tratta quindi di una metodologia piuttosto vantaggiosa, anche se comporta un aumento del tempo operatorio in confronto alla centrifugazione e, di conseguenza, il rischio di ossidazione delle cellule adipose che possono entrare in contatto con l’aria (lo studio istologico di Aboudib ha dimostrato che la lunga esposizione all’aria determina la lipolisi del 50% degli adipociti. Ersek RA et al. 1998).


- La filtrazione è un metodo sconsigliato se effettuato con filtri metallici o posti all’interno del tubo di aspirazione, in quanto aumenta il traumatismo sulle cellule adipose. E’ invece preferita alla centrifugazione (Ismail Kuran et al. 2005), perché ritenuta meno traumatica se effettuata mediante raccolta del grasso su una garza posta su un recipiente, lavaggio ripetuto (4-5 volte) del tessuto raccolto con soluzione fisiologica ed esercizio su di esso di una leggera pressione, per eliminare i liquidi in eccesso. Il grasso concentrato viene trasferito in piccole siringhe collegate ad aghi di 16-18- 20 G.

- La centrifugazione non reca danno alle cellule adipose, ma è stato osservato che nel materiale ottenuto con questa metodica è presente il 13% di adipociti in meno rispetto al materiale ottenuto con la decantazione. Tuttavia, con la centrifuga viene eliminata la maggior parte delle cellule adipose distrutte (Illouz YG. 1986; Sidman RL. 1956). Inoltre, lo strato intermedio, quello ricco di cellule adipose integre e vitali, è a sua volta divisibile in tre strati, di cui il profondo e l’intermedio contengono rispettivamente il 250% e il 140% in più di adipociti vitali rispetto al superficiale, rappresentando la parte dello strato di tessuto adiposo più fertile.


E’ stato dimostrato che gli innesti di tessuto adiposo prelevati con la tecnica di Coleman, cioè con siringhe collegate a cannule, contengono una quantità maggiore di cellule vive, dotate di funzionalità e capacità di attecchire, rispetto agli innesti ottenuti mediante prelievo con aspirazione. Questa osservazione è riconducibile al fatto che, aspirando a bassa pressione, il traumatismo del processo sulle cellule adipose è notevolmente ridotto.

Coleman ritiene che per proteggere gli adipociti durante il loro reimpianto, il prelievo deve mantenere la propria architettura strutturale lobulare: i frammenti devono essere abbastanza grandi per conservare la propria architettura strutturale, ma abbastanza piccoli per poter passare dalla cannula di 17-18 G (Illouz YG. 1986).

Con la liposuzione, il rischio di alterare sia la struttura cellulare che la funzione è invece molto più elevato: la liposuzione danneggia gli adipociti, oltre che per le elevate pressioni negative, per la vaporizzazione all’interno del tubo che li disidrata.

Infine, la lipostruttura prevede che l’infiltrazione del grasso sia effettuata in tanti piccoli canali posti a diversi livelli, in ciascuno dei quali un piccolo ago collegato alla siringa deposita una minima quantità (meno di 1 ml) di tessuto adiposo, in modo da creare una struttura tridimensionale che favorisce la rivascolarizzazione e la maggiore longevità dell’innesto.