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Mario Dini

Tessuto adiposo bruno

Il tessuto adiposo bruno è formato da cellule relativamente più piccole, con nucleo centrale e numerose goccioline lipidiche, dette vacuoli lipidici. Si parla di adipociti multivacuolari, ricchi di grossi mitocondri a creste lamellari, di forma sferica.
Molto vascolarizzato e innervato, suddiviso in lobuli da setti più evidenti rispetto a quanto osservabile nel tessuto adiposo bianco, è detto bruno per l’abbondanza di citocromi.
Nell’uomo, è presente durante lo sviluppo fetale e nel neonato, mentre si riduce nell’adulto dove persiste soprattutto in sede perirenale (Deshaies Y et al. 2000).

Il tessuto adiposo bruno è caratteristico dei mammiferi ibernanti che lo usano come “fornace chimica” al momento del risveglio; con la lipolisi e l’ossidazione degli acidi grassi, il grasso bruno sviluppa una quantità di calore sufficiente a riportare la temperatura corporea ai valori normali degli omeotermi. Infatti, mentre negli adipociti bianchi l’idrolisi dei trigliceridi avviene in base alle richieste energetiche dell’organismo, in quelli bruni la degradazione dei grassi avviene in risposta ad un abbassamento della temperatura corporea, al quale gli adipociti rispondono con la mobilitazione dei propri trigliceridi, dal cui catabolismo si libera energia dissipabile sotto forma di calore.
In altre parole, il tessuto adiposo bruno differisce dal tessuto adiposo bianco poiché non è adibito alla produzione di energia, ma di calore.