IL LIPOFILLING

Professionalità, esperienza e sicurezza per ridare al tuo corpo i giusti volumi e farti sentire più giovane e bella

Mario Dini

Atrofie facciali

Il lipofilling (iniezione di tessuto adiposo autologo) è andato via via affermandosi sempre più negli ultimi anni, grazie alle nuove metodologie attuate nel suo svolgimento che ne hanno migliorato la qualità. Il tessuto adiposo è inoltre abbondante, facilmente e rapidamente reperibile. Le sue principali indicazioni trovano largo uso nelle correzioni di mancanza o perdita di volume derivate da cause sia primitive che secondarie.

L’area che viene trattata con più frequenza è il volto, in chirurgia estetica attraverso il trattamento delle rughe, aumento di volume delle labbra, definizione di zigomi, mento, solchi naso-genieni e così via; in chirurgia plastica ricostruttiva, il volto può subire perdite di tessuto sottocutaneo a causa di malformazioni genetiche, in seguito a traumi, oppure presentare lipodistrofie come nel trattamento prolungato con antiretrovirali in pazienti HIV positivi.

Il lipofilling ha iniziato a trovare largo impiego nel trattamento dell’emiatrofia facciale secondaria a traumatismo. Fino a pochi anni fa, il trattamento degli esiti post-traumatici a livello del volto consisteva unicamente nell’utilizzo di lembi liberi, che resta comunque ancora oggi la soluzione standard; inoltre il lipofilling era utilizzato esclusivamente per la correzione di piccole lesioni cosmetiche o per la ricostruzione di minime perdite di tessuto molle. Oggi, grazie anche all’introduzione della valutazione tridimensionale delle deformità facciali tramite le nuove tecnologie di immagine, il lipofilling può essere utilizzato anche nei traumi più estesi, con risultati soddisfacenti. Con la valutazione tridimensionale è possibile calcolare la quantità di tessuto perso, la quantità di grasso necessario all’impianto in base alla percentuale del suo riassorbimento, ed eseguire così il trattamento, che raramente richiede ulteriori sedute.

L’atrofia facciale è anche una tipica manifestazione della rara sindrome di Parry Romberg, descritta prima da Perry nel 1825 e in seguito da Romberg nel 1846. E’ una malattia ad eziologia sconosciuta, che determina l’instaurarsi di una lenta e progressiva atrofia del grasso sottocutaneo della faccia, con perdita della pelle, cartilagine ed osso ad esso associati, dando così danni estetici notevoli, che si ripercuotono sullo stato psicologico del paziente.

Questa patologia è costituita da un primo periodo di attiva e progressiva perdita di tessuto adiposo del volto, che dura da un minimo di 2 ad un massimo di 10 anni; dopodiché si ha il conseguente esaurirsi del processo atrofico con lo stabilirsi di uno stato di atrofia stabile. La patogenesi è associata ad un disturbo a livello cerebrale secondario, che porta ad una alterazione del metabolismo del grasso. Fattori implicati possono essere traumi, danno vascolare a livello del ganglio del trigemino, infezioni virali, disturbi endocrini, autoimmunità, ereditarietà. La malattia si manifesta generalmente intorno alle prime due decadi di vita.

Attualmente il trattamento migliore dei danni estetici e funzionali che porta questa patologia a livello facciale, è considerato il lipofilling, con la sua minima invasività. La lipoinfiltrazione viene eseguita con il posizionamento degli innesti di grasso sotto il sistema aponeurotico mucosale, nel muscolo o al di sopra del periostio, zone in cui è presente una ricca vascolarizzazione, di modo che l’innesto possa in questo modo perdurare nel tempo.